Un apparecchio da ufficio vive a 22 gradi, all'asciutto, senza che nessuno lo tocchi. Un apparecchio in una lavorazione alimentare viene lavato con getti a pressione due volte al giorno; in una fonderia sta sotto un tetto a 55 gradi; in una cella frigorifera lavora a −25 con la condensa che ghiaccia sulle guarnizioni; in un'officina prende nebbie d'olio, vibrazioni e ogni tanto una forca. Un ambiente difficile è qualunque posto in cui una di queste condizioni — polvere, acqua, urti, temperatura, agenti chimici, atmosfere esplosive — è la normalità e non l'eccezione.
La buona notizia è che ognuna di queste condizioni ha una sigla che la descrive e una prova di laboratorio che la certifica: il grado IP per polvere e acqua, il grado IK per gli urti, la temperatura ambiente di esercizio, la classificazione ATEX per le zone esplosive. Leggerle correttamente è metà del progetto; l'altra metà è non pagare gradi di protezione che l'ambiente non richiede.
Questa pagina decodifica le sigle e le associa alle condizioni reali. I fondamentali dell'illuminazione industriale — altezze, ottiche, valori normativi — sono nella pagina sull'illuminazione per industria; la tecnologia LED e la sua gestione termica nella pagina sull'illuminazione LED per ambienti industriali.
Il codice IP (EN 60529) ha due cifre: la prima, da 0 a 6, misura la protezione contro i corpi solidi e la polvere; la seconda, da 0 a 9, quella contro l'acqua. Il codice IK (EN 62262) va da 00 a 10 e misura l'energia d'urto sopportata: IK08 corrisponde a 5 joule, IK10 a 20 joule — un martello da 5 kg lasciato cadere da 40 cm. La tabella associa le condizioni tipiche degli ambienti gravosi ai gradi che servono davvero.
| Condizione ambientale | IP consigliato | IK consigliato | Materiali e costruzione | Da tenere presente |
|---|---|---|---|---|
| Polvere fine (legno, cemento, farine, tessile) | IP65 (6 = totalmente protetto dalla polvere) | IK08 | Corpo chiuso, guarnizioni siliconiche, schermo liscio facile da pulire | La polvere depositata sullo schermo riduce il flusso: prevedere pulizia programmata e fattore di manutenzione adeguato |
| Umidità, condensa, ambienti esterni coperti | IP65–IP66 | IK08 | Acciaio verniciato a polvere o alluminio, viteria inox, valvola anticondensa | La condensa interna è il primo guasto degli apparecchi economici: cercare la valvola di compensazione |
| Lavaggi frequenti a pressione (alimentare, farmaceutico) | IP66–IP69 | IK08–IK10 | Schermi in vetro temperato o PC resistente ai detergenti, senza fessure che trattengano sporco | IP69 = getti ad alta pressione e temperatura; verificare la compatibilità con i detergenti in uso |
| Urti di mezzi e attrezzi (logistica, officine, sport) | IP54–IP65 | IK10 | Corpo in pressofusione o lamiera spessa, schermo in PC, fissaggi antisvitamento | IK10 dove l'apparecchio è a portata di forche, sponde o palloni |
| Alte temperature (fonderie, forni, vetrerie, sottotetti) | IP65 | IK08 | Dissipatore in alluminio dimensionato, driver separato o qualificato per alta ta | Verificare la ta massima nella scheda; ogni 10 °C oltre dimezza la vita del driver |
| Basse temperature (celle frigorifere, surgelati, esterni invernali) | IP66 | IK08–IK10 | Componenti qualificati a −30 °C, guarnizioni che restano elastiche, accensione istantanea | Il LED al freddo rende meglio: il problema è l'elettronica e la condensa all'apertura delle porte |
| Agenti chimici, vapori, salsedine (chimica, zootecnia, porti) | IP66 | IK08 | Corpi in materiale plastico tecnico o alluminio con verniciatura anticorrosione, viteria inox A4 | Chiedere la tabella di resistenza chimica del materiale dello schermo |
| Atmosfere potenzialmente esplosive (gas, polveri combustibili) | IP66 | IK10 | Apparecchi certificati ATEX per la zona (1/2 gas, 21/22 polveri) | La certificazione è per zona e per gruppo: la sceglie chi classifica le aree, non il catalogo |
Un grado più alto del necessario non è una garanzia in più: è un costo in più e, a volte, un problema. Un apparecchio IP69 sigillato senza valvola di compensazione in un ambiente con forti sbalzi termici aspira umidità a ogni raffreddamento; uno IK10 in vetro pesante a 12 metri di altezza complica la manutenzione senza che nessuno arrivi mai a urtarlo. La scelta giusta è zona per zona, con il grado che l'ambiente richiede e la costruzione che lo rende durevole.
Tre scelte di progetto che separano un apparecchio che dichiara IP66 da uno che lo mantiene per dieci anni.
Corpi in alluminio pressofuso o estruso verniciato, oppure in lamiera d'acciaio verniciata a polvere, con guarnizioni in silicone o poliuretano espanso che restano elastiche da −30 a +70 °C. Schermi in policarbonato ad alta resistenza o in vetro temperato dove servono resistenza chimica e lavaggi, prismatizzati o microprismatizzati per controllare l'abbagliamento anche negli ambienti a soffitto basso.
Le versioni con schermo liscio e senza spigoli interni sono pensate per il settore alimentare: niente fessure in cui lo sporco si accumula, pulizia con getto in pochi secondi.
LED ad alta efficienza con CRI ≥ 80, flussi fino a 65.000 lumen e tolleranza cromatica SDCM 3, disponibili con protezione contro le sostanze aggressive e in diverse temperature di colore. Componenti elettrici ed elettronici qualificati per esercizio da −30 a +70 °C: è questo, più dell'IP, che decide la vita dell'apparecchio in fonderia o in cella.
Il corpo è un dissipatore dimensionato per la temperatura ambiente dichiarata; i driver sono sostituibili in posizione, così un guasto elettronico non obbliga a cambiare l'apparecchio né a rompere le tenute.
Conformità a EN 12464-1 per i luoghi di lavoro, EN 60598-1 e EN 60598-2-22 per l'emergenza, marcatura CE e certificazione ENEC di terza parte, che copre anche la verifica del grado IP e IK dichiarati. Versioni ATEX per le zone con atmosfere potenzialmente esplosive, certificate per zona e gruppo.
Compatibilità con sistemi DALI e sensori di presenza e luminosità: anche in una cella frigorifera o in un reparto polveroso l'apparecchio si accende solo quando serve, e i cicli frequenti non ne accorciano la vita come accadeva con le lampade a scarica.
I quattro risultati di una scelta fatta sulle condizioni reali e non sul catalogo.
Materiali e tecnologie progettati per gli ambienti gravosi, non adattati: guarnizioni che tengono dopo mille cicli termici, schermi che non ingialliscono con i detergenti, elettronica che non si spegne a −25. È la differenza fra un grado IP misurato in laboratorio il primo giorno e uno mantenuto per tutta la vita utile.
Apparecchi idonei al funzionamento continuo senza cali prestazionali, con accensione istantanea anche dopo un'interruzione di rete e nessuna lampada da sostituire: in una cella frigorifera o in una linea di lavaggio la luce che manca ferma il processo, e un apparecchio scelto bene è quello di cui non ci si accorge per anni.
Uniformità luminosa e assenza di abbagliamento anche negli ambienti a soffitto basso o con superfici bagnate e riflettenti; illuminazione di emergenza integrata sulle vie di esodo; versioni ATEX dove una scintilla non è ammessa. La luce negli ambienti difficili è prima di tutto una misura di prevenzione.
Vita utile lunga dei LED, resistenza a usura, urti e agenti aggressivi, driver sostituibili senza rompere le tenute: gli interventi in ambienti dove entrare costa — celle, zone ATEX, aree con lavaggi — diventano rari e programmabili. Il relamping di un impianto esistente si fa con le stesse regole, zona per zona.
Apparecchi stagni in policarbonato e in vetro, anticorrosivi per ambienti chimici e marini, versioni per basse e alte temperature e famiglie retrofit per la sostituzione uno a uno. Ogni scheda riporta gradi IP e IK, temperatura ambiente di esercizio, materiali dello schermo e resistenza chimica.
Altre gamme adatte agli ambienti difficili: Retrofit 3F Cub, Retrofit 3F Linda.
Due stabilimenti in cui polveri, lavorazioni e continuità di esercizio hanno dettato la scelta degli apparecchi.
È un'illuminazione progettata per resistere a condizioni estreme — polvere, umidità, urti, temperature elevate o basse, agenti chimici — garantendo sicurezza e continuità operativa, fino alle applicazioni ATEX per gli ambienti con atmosfere potenzialmente esplosive. Non è un tipo di apparecchio ma un metodo di scelta: si parte dalla condizione reale della zona e si individuano il grado IP, il grado IK, la temperatura di esercizio e i materiali che la reggono per tutta la vita utile.
Come regola generale IP65 o superiore e resistenza meccanica IK08–IK10, per proteggere da infiltrazioni di polvere e acqua e da urti accidentali. Nel dettaglio dipende dalla condizione: IP65 basta per la polvere, IP66 serve con getti d'acqua e condensa, IP69 con lavaggi a pressione e temperatura; IK10 dove l'apparecchio è a portata di mezzi o attrezzi. La tabella in questa pagina associa ogni condizione al grado che serve davvero.
Sì, se sono progettate per quell'ambiente. Gli apparecchi LED 3F Filippi per ambienti gravosi mantengono prestazioni costanti grazie a componenti qualificati da −30 a +70 °C, gestione termica dimensionata sulla temperatura ambiente dichiarata e guarnizioni che restano elastiche nei cicli termici. Il LED, a differenza delle lampade a scarica, non teme le vibrazioni né le accensioni frequenti e al freddo rende meglio: riduce guasti, fermi impianto e costi di manutenzione proprio dove intervenire costa di più.
La prima cifra è la stessa — 6, totalmente protetto dalla polvere — e cambia la seconda, cioè la protezione dall'acqua. IP65 resiste a getti d'acqua da un ugello di 6,3 mm; IP66 a getti potenti da 12,5 mm, come quelli di una lancia; IP69 (spesso scritto IP69K, dalla norma automobilistica di origine) a getti ad alta pressione e alta temperatura, tipici delle sanificazioni nell'alimentare. Un IP69 non è «migliore» di un IP66 in un ambiente polveroso e asciutto: costa di più e, senza valvola di compensazione, può trattenere condensa.
Dipende dal materiale dello schermo e delle guarnizioni. Il policarbonato regge la maggior parte dei detergenti alcalini ma può opacizzarsi con alcuni solventi e disinfettanti aggressivi; il vetro temperato è inerte a quasi tutto ed è la scelta per le sanificazioni chimiche. Le versioni 3F Filippi per l'alimentare hanno schermo liscio senza fessure, guarnizioni in silicone e viteria inox, e nella scheda tecnica è indicata la resistenza chimica dei materiali: va confrontata con la lista dei prodotti usati dal servizio di pulizia.
Le direttive europee ATEX classificano le aree in cui possono formarsi atmosfere esplosive: zone 0, 1 e 2 per gas e vapori, zone 20, 21 e 22 per polveri combustibili, in ordine decrescente di probabilità. La classificazione la fa il datore di lavoro nel documento di valutazione dei rischi, e in ogni zona classificata gli apparecchi devono essere certificati per quella zona e per il gruppo di sostanze presenti. 3F Filippi offre versioni ATEX per le zone 1/2 e 21/22 — verniciature, silos, mulini, depositi di solventi, impianti di trattamento — da scegliere insieme all'ufficio tecnico sulla base della classificazione.
Descrivici le condizioni reali dei tuoi ambienti — polvere, acqua, temperature, lavaggi, urti, eventuali zone classificate — e il nostro ufficio tecnico individua per ogni zona il grado IP e IK, i materiali e gli apparecchi adatti, con il calcolo illuminotecnico. Senza impegno.